Il mobile di serie

Da Stile Industria 19

1958

Chi ha seguito l’attività della Rima in questi ultimi anni ha potuto constatare con quanto slancio, a volte anche troppo esuberante ai fini di più approfondite ricerche, essa cercò di orientare la sua produzione verso i criteri dell’Industrial Design. Forse fra i primi in Italia la Rima propose alla nona Triennale, l’accostamento di materiali nuovi, quali la gommapiuma e i tessuti di materia plastica, alla lamiera di ferro e d’alluminio, il cui impiego in funzione di supporto per imbottitura di sedie e poltrone, non era stato preso in considerazione. La ricerca dei materiali che offrissero la possibilità di una più rapida esecuzione dei manufatti a cui la Rima si dedicava era insita nella necessità di avviare la produzione su una scala di ‘serie’. Allora ancora privi di impianti atti a realizzare le molteplici lavorazioni a complemento di quelle di base in ferro e legno (fosfatizzazione, verniciatura, pulitura, nichelatura, cromatura, ossidatura, stampaggio di materie plastiche, tappezzeria, impagliatura), si cercò di allestire alcuni tipi di sedie, poltrone e poltroncine con i materiali nuovi usciti dallo sforzo di rinascita dei grossi complessi industriali, capaci di soddisfare l’impiego al quale si voleva destinarli.

La produzione fu allora impostata con criteri di lavorazione per gruppi con a capo un operaio educato ad un nuovo genere di produzione e capace di costituire elemento utile di congiunzione fra designer ed esecutore. Compito importante per il produttore che aveva subito l’evoluzione tecnica del tempo era quello di promuovere l’educazione tecnica e morale della mano d’opera per avvicinarla allo spirito del designer. La specializzazione per gruppo era necessaria e la sola che desse a sperare una più rapida ripresa produttiva. La soluzione tuttavia portava con sé il problema più generale della riorganizzazione tecnica. Superati gli anni di urgente richiesta si è sentita la necessità di rivedere e ricomporre il sistema stesso di produzione.

I dirigenti della Rima si orientarono verso l’autonomia di tutte le lavorazioni necessarie al completamento del prodotto, svincolandosi da ogni apporto artigianale che si era riscontrato spesso anacronistico ed insufficiente entro un programma produttivo.

Con il recente ampliamento degli stabilimenti di Padova la Rima ha fatto un altro passo verso quel ridimensionamento degli impianti e quella revisione per un più razionale adeguamento delle attrezzature che si ritiene essenziale per poter giungere ad una produzione standard di buona esecuzione su piano industriale.

La Rima può essere quindi considerata una industria in piena evoluzione, alla ricerca di un completo equilibrio tecnico-produttivo che solamente può definire la qualità e le forze di una industria moderna. Il disegno interviene in questo processo come uno degli elementi di azione più importanti, ma non è certamente il solo ed il risolutivo.

Il settore dell’industria del mobile in Italia ha affidato troppo spesso alla invenzione ed alla novità formale tutte le proprie energie alla ricerca di un successo. Una più severa ricerca produttiva ed un più sicuro orientamento tecnico forniscono quelle basi che solamente permettono al buon disegno di trovare una via di espressione. Certamente alla Rima non potrà mancare in futuro l’energia per procedere su questa via affiancandosi a quel gruppo di industrie italiane alle quali è affidato il compito di qualificare la produzione del mobile in Italia.

Gastone Rinaldi

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